Formula 1 · 1983/1984
Una pompa
nel cuore
di un V8 turbo
Nella stagione 1983/1984, Pompe Cucchi entrò nel cuore tecnico della monoposto Alfa Romeo–Autodelta.
Formula 1 · 1983/1984
Nella stagione 1983/1984, Pompe Cucchi entrò nel cuore tecnico della monoposto Alfa Romeo–Autodelta.
La sfida turbo
Il V8 Alfa Romeo 890T era un motore da 1,5 litri fortemente superquadro, progettato per raggiungere regimi elevati. Più sovralimentazione significava più potenza, ma anche temperature e sollecitazioni estreme.
1,5 LV8 biturbo Alfa Romeo 890T
≈ 680 CVa circa 10.700 giri/min, in configurazione standard da gara
220 Lcarburante massimo per gara
V8 a 90° · 1.496,7 cm³ · alesaggio × corsa 74 × 43,5 mm · quattro alberi a camme in testa · doppio turbo
Il problema
All’inizio dell’era turbo, la pressione di sovralimentazione spingeva potenza e temperature sempre più in alto. Il calore dei gas poteva provocare dilatazioni, grippaggi e rotture: una fumata bianca bastava a chiudere la gara.
Pompe Cucchi aveva già sviluppato pompe ad ingranaggi per liquidi a bassa viscosità e alta pressione. Tra le applicazioni industriali figurava la nebulizzazione d’acqua per raffreddare i fumi rilasciati in atmosfera. Da qui nacque l’idea di portare la stessa competenza nel motore da Formula 1.
Dall’esperienza industriale ad Autodelta
L’ingegnere Antonio Franchin scrisse agli ingegneri Mauro Forghieri, storico direttore tecnico e progettista della Ferrari, e Carlo Chiti, responsabile tecnico di Autodelta, proponendo la nebulizzazione d’acqua per contenere temperature e dilatazioni termiche. Forghieri rispose che aveva già seguito una strada diversa, intervenendo sul combustibile.
Carlo Chiti invitò i tecnici di Pompe Cucchi presso Autodelta. Con Gérard Ducarouge, progettista francese responsabile del telaio e dell’aerodinamica della monoposto, nacque una pompa ad ingranaggi con corpo in alluminio, applicabile al motore Alfa Romeo e capace di raggiungere 6.000 giri/min, mentre il V8 arrivava a circa 12.000 giri/min.

La pompa ad ingranaggi per l’acqua era installata direttamente sul motore V8 turbo.
Il sistema
1
Il manettino regolava la pressione di sovralimentazione agendo sull’apertura della wastegate. Più pressione garantiva più potenza, ma aumentava temperature e rischio di detonazione.
2
Collegato al circuito del boost, rilevava il superamento del valore prestabilito e comandava automaticamente l’iniezione.
3
Trascinata direttamente da un albero, senza slittamenti, inviava acqua distillata nei condotti di aspirazione per proteggere i pistoni.
Il pilota non doveva premere alcun pulsante mentre richiedeva maggiore potenza: a 300 km/h sarebbe stato impensabile.
Acqua e sovralimentazione
15–20 litriIl serbatoio non poteva contenere più acqua senza penalizzare eccessivamente il peso della monoposto.
Qualifica e garaIn qualifica il boost massimo serviva per il giro cronometrato. In gara veniva richiesto solo nei momenti decisivi, come un sorpasso.
La spiaQuando l’acqua terminava, una segnalazione avvisava il pilota, che doveva ridurre subito il boost per riportare il motore in condizioni termiche sicure.
Una missione difficile
Un fluido poco viscoso e scarsamente lubrificante: una condizione impegnativa per una pompa ad ingranaggi.
La mandata doveva alimentare un circuito inserito in un motore sovralimentato, mantenendo una portata controllata.
Fino a 6.000 giri/min, calore, vibrazioni, accelerazioni e spazi ridotti trasformavano ogni grammo e collegamento in una scelta progettuale.
Nel sistema di protezione termica, continuità e ripetibilità del dosaggio erano requisiti essenziali.
Le immagini d’archivio

Sul banco motore

A bordo della monoposto
Monza · 1984
Riccardo Patrese concluse terzo a Monza nel 1984: l’ultimo podio dell’Alfa Romeo come costruttore in quella fase della sua storia in Formula 1.
Oltre quarant’anni dopo
La memoria di quella sfida tecnica vive nelle persone che la resero possibile e in un modo di progettare che non è cambiato.

L’ing. Antonio Franchin con il pilota Riccardo Patrese.
Ieri in Formula 1. Oggi nell’industria.
Capire il fluido. Dominare le condizioni. Progettare senza compromessi.